L’ANSIA E LO STRESS NEGLI SPORT DI SQUADRA

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L’ANSIA E LO STRESS NEGLI SPORT DI SQUADRA (prima parte)
( Prof. Maurizio Mondoni, Università Cattolica Milano )

Lo sport deve essere analizzato e considerato come un insieme di situazioni, alcune delle quali con effetti stressanti.
L’allenamento e gli stimoli allenanti sono un vero e proprio stress, uno stress mirato a costruire nell’atleta la capacità di sopportare lo stress da gara.
La fisiologia dello sport da anni studia, con ottimi risultati, gli effetti dei carichi fisici sugli atleti.
La psicologia, che negli ultimi anni ha assunto una posizione di rilievo nel mondo dello sport, tende soprattutto a cercare di evidenziare quelli che possono essere gli agenti stressanti di tipo emotivo, affettivo e sociale, non solo sugli atleti, ma anche sugli istruttori ed allenatori.
Chi si occupa di sport conosce bene come spesso sono proprio gli agenti emotivi a condizionare la prestazione del giocatore e del tecnico.
Ogni atleta ed ogni allenatore, attribuisce un significato diverso alla gara e conseguentemente il suo vissuto interiore si modifica a seconda di questi significati.
La gara spesso viene vissuta come disagio, che può manifestarsi con modalità diverse.
Alcuni atleti ed allenatori hanno difficoltà di tipo psicologico, altri nel periodo che precede la gara, manifestano problematiche di tipo organico, ma tutte queste problematiche nascono dal vissuto interiore che l’uomo (atleta e allenatore) ha nei confronti della competizione.
La modernizzazione della società odierna passa anche attraverso l’evoluzione, la modificazione e il cambiamento dell’uomo.
La realizzazione dell’uomo moderno richiede una formazione educativa complessa, che solo poco anni fa era impensabile ipotizzare.
In questi ultimi anni anche lo sport ha assunto funzioni educative finalizzate alla formazione di un “cittadino” sempre più capace di vivere in sintonia con il mondo fisico e sociale nel quale è inserito, così anche lo sport in generale e, per quanto ci riguarda, gli sport di situazione (pallavolo, pallacanestro, calcio, rugby, pallamano), non si possono sottrarre a questi doveri etici e morali.
Praticare l’attività sportiva è certamente più impegnativo rispetto al passato, anche in funzione di ciò che rappresenta, per i significati che assume, per le aspettative che su di essa sono riposte, soprattutto da quelle nuove generazioni troppo spesso influenzate e condizionate da modelli culturali e dai media (televisioni, giornali, riviste, spettacoli), esasperatamente materialistici.
Il non rispettare le tappe evolutive, l’avere sempre troppa fretta, il provocare ansia e stress, il voler vincere a tutti i costi, il ricercare la prestazione finalizzata alla popolarità sociale, vissuta in un modo troppo spesso ossessivo, determina una mistificazione del rapporto con lo sport, che non produce altro che abbandoni, fallimenti, frustrazioni e spesso disadattamento.
Oggi più che mai, chi si occupa di attività sportiva e in particolare di quella giovanile, deve possedere uno spiccato senso della responsabilità e la preparazione dell’istruttore di base (6-11 anni), dell’istruttore a livello giovanile (dopo i 12 anni) e dell’allenatore a livello senior, deve essere supportata da una base culturale idonea al compito che andrà a svolgere, in funzione della possibilità di utilizzare lo stimolo “sport” e nel nostro caso “sport di squadra” in un’ottica corretta ed efficace. Possedere capacità, aumentare le conoscenze, essere competente, conoscere a chi si insegna e chi si allena, conoscere metodi differenti di insegnamento e di allenamento, saper utilizzare a seconda dei casi, feedback differenti (positivi e negativi), saper comunicare, non trasmettere ai giocatori ansia e stress, devono essere le componenti essenziali in un rapporto educativo e formativo dell’istruttore e dell’allenatore con i propri giocatori. In questa sede, intendiamo verificare in quale modo l’ansia e lo stress influiscono sui giocatori e sugli allenatori durante la competizione.
Questi due stati emotivi possono avere delle ripercussioni negative di tipo fisico sui giocatori e sugli allenatori, rischiando seriamente di compromettere il risultato di una gara.
Analizzeremo, quindi, gli effetti e i problemi, sia dal punto di vista dei giocatori, sia di quello degli allenatori, con l’obiettivo di proporre delle soluzioni corrette, per arrivare ad affrontare la competizione in modo positivo.
Il nostro lavoro partirà dall’analisi dell’ansia e dello stress nei campionati giovanili, per poi proseguire fino ai campionati professionistici.

Prima di entrare “in partita”, definiamo l’ansia e lo stress.
L’ansia è un fenomeno naturale che si prova quando alcuni valori fondamentali (di sopravvivenza, sociali, psichici, sportivi) sono minacciati. E’ lo stato di allarme, di attenzione, di vigilanza, che segue all’immediata percezione del pericolo e di fatto precede il manifestarsi del pericolo stesso.
Lo stato d’ansia è la condizione di preparazione dell’organismo davanti ad uno stato di emergenza. Lo stress è la reazione dell’individuo quando deve affrontare una esigenza o adattarsi ad una novità.
Come si può notare, molte sono le relazioni e i rapporti che intercorrono tra ansia e stress. Nel 1956 Selye aveva studiato i due termini, battezzandoli: – EUTRESS: stress positivo – DISTRESS: forma di stress negativo, che in psicologia dello sport, si identifica con l’ansia.
Ansia e stress ricorrono spesso nel linguaggio moderno, in quanto i ritmi a cui siamo sottoposti e le tensioni giornaliere continue, impediscono un po’ di svago e di relax e mettono continuamente a dura prova il nostro Sistema Nervoso.
Anche nello sport tutto ciò accade, anche se il tutto si può riassumere in due fattori che interagiscono tra loro:
– l’incertezza del risultato della gara; – l’importanza attribuita alla gara.

Continua ./…