L’ANSIA E LO STRESS NEGLI SPORT DI SQUADRA (terza parte)

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L’atleta ansioso è costantemente sotto pressione, teme che il livello della sua prestazione definisca il suo valore anche come persona. L’allenatore ansioso trasmette ansia ai propri giocatori.
L’allenatore, l’atleta e il calciatore in modo particolare, conoscono che il mondo dello sport è spietato e che basta un nonnulla per distruggere il rapporto di fiducia con il mondo esterno: tutto ciò genera spesso un ulteriore rinforzo sulla paura di non farcela.
Il giovane giocatore teme che una sua prestazione negativa possa diventare un giudizio negativo su tutta la sua persona, soprattutto quando intorno a lui vi sono persone (genitori in testa e allenatore) che si aspettano molto da lui. Sicuramente lo stato ansioso si accentuerà, quando la gara sarà ritenuta particolarmente importante e significativa.

MA È PROPRIO SEMPRE NEGATIVA L’ANSIA?

Non è infatti lo sport a scatenare eventuali reazioni ansiose, ma è il nostro modo di vivere lo sport, che genera queste fastidiose sensazioni di disagio.
Questo succede quando si ha una grande motivazione al raggiungimento dell’obiettivo, infatti la stessa reazione ansiosa non è detto che il giocatore la debba provare per ogni gara.
Davanti ad una situazione ansiogena, il giocatore, se non è in grado di superare questo stato di difficoltà, potrà mettere in atto alcuni comportamenti di tipo difensivo (es. la fuga); spesso il desiderio di fuga si realizza attraverso un distanziamento psicologico dall’obiettivo.
Il giocatore effettuerà il riscaldamento pre-gara in modo superficiale, svogliato, più che sulla sua concentrazione, penserà al valore degli avversari e alle difficoltà che potrebbero insorgere e a volte si lamenterà di non sentirsi bene.
Un’altra modalità di reazione davanti all’ansia, è quella detta dell’immobilità.
Quando un giocatore utilizza questo tipo di difesa, diventerà contratto, rigido, il suo viso apparirà inespressivo e lo sguardo sarà impaurito ed assente.
Di fatto le tensioni lo immobilizzeranno e i suoi movimenti saranno impacciati oltre misura.
Quando un giovane giocatore vive queste sensazioni, è pervaso da una forte insicurezza, fa fatica a concentrarsi e a decidere una strategia agonistica corretta.
La confusione è sovrana nella sua testa, si modificano anche le capacità percettive, al punto di interpretare ciò che lo circonda come più negativo di quello che in realtà è e le difficoltà verranno amplificate.
Anche l’allenatore vive le stesse conflittualità, prima della gara è nervoso, in partita si “aggrappa” al più bravo, gli chiede di risolvere i problemi in campo, non tiene conto degli altri giocatori che potrebbero essergli di aiuto.
La sindrome ansiosa è personale, infatti non tutti i giocatori ansiosi presentano gli stessi sintomi: alcuni evidenzieranno la loro ansia maggiormente sul versante fisico, altri invece su quello comportamentale e psichico.
Il vero problema dell’ansia non è tanto quello della sua presenza, il vero problema è come l’allenatore e i giocatori la vivono.