L’ANSIA E LO STRESS NEGLI SPORT DI SQUADRA (Quarta parte)

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Dall’ansia allo stress il passo è breve.

Lo stress
Secondo Selye, “lo stress è una risposta non specifica dell’organismo ad ogni agente ambientale perturbante”. Il nostro corpo si difende dai fatti e dagli agenti vissuti come stressanti, attraverso la sindrome di adattamento che ha la funzione di proteggere il corpo dalle situazioni vissute come pericolose, implica un lavoro di tipo nervoso ed endocrino, che prepara l’organismo ad una reazione di attacco o di difesa.
La sindrome di adattamento si attua in tre fasi:
1- allarme (con forte stimolo surrenale e produzione di corticoidi);
2- resistenza (l’organismo si organizza per resistere);
3- esaurimento.
E’ importante la qualità dell’agente stressante, ma è altrettanto importante come la persona lo vive.
Lo stesso agente stressante può provocare reazioni diverse a seconda della persona che lo subisce: lo stato d’animo, la fiducia in se stessi, il grado di salute ed efficienza dell’organismo, possono condizionare e mediare l’effetto stressante sull’individuo (giocatore e allenatore).
A livello infantile è importante comprendere come lo sport per il bambino troppo spesso assuma significati che vanno al di là di ciò che è veramente l’attività sportiva.
Una eccessiva insicurezza in se stesso, condiziona fortemente il bambino davanti alla gara. Il bambino non pensa che potrebbe vincere, ma è terrorizzato soprattutto dall’idea della sconfitta e di conseguenza tende a giocare soprattutto per non perdere, perché tendenzialmente pensa sempre che l’avversario sia superiore a lui. La paura di non riuscire e la mancanza di fiducia delle proprie possibilità, rappresentano un fattore di stress molto importante. Molto spesso anche i genitori del bambino che pratica lo sport, possono avere delle responsabilità sul come il figlio vive la realtà sportiva, in quanto trasferiscono su di lui, le proprie motivazioni allo sport.