SCELTE DI GIOCO NELLA PALLAVOLO MASCHILE 4

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Il palleggiatore può usare diversi metodi per scegliere gli schemi per i suoi attaccanti, considerando anzitutto la zona d’ entrata del centrale; se entra da zona 2, potrebbe essere complicato mandarlo a giocare la tesa al centro, come pure se entra da zona 4 avrà delle difficoltà ad attaccare una 2.
Quindi ad esempio, giocare un primo tempo stretto costringe il centrale avversario a saltare in opzione o di restare in lettura in mezzo alla rete; altrettanto come, giocare primi tempi spostati (C, CC) ha essenzialmente lo scopo di far spostare leggermente l’avversario da una parte.
Altresì, giocare primi tempi spostati di molto (Sette, Fast,ecc…) ha come scopo quello di scaricare uno dei tre attaccanti principali:
ad esempio, giocando la Sette, il centrale avversario deve scegliere se spostarsi di fronte all’attaccante (rischiando di non arrivare a chiudere sull’opposto) o restare al centro (rischiando di non arrivare a murare il primo tempo). Allo stesso modo si possono testare le capacità di lettura dei giocatori in assistenza (nel caso della Sette, del palleggiatore o dell’opposto), cercando così di smarcare completamente l’attaccante che si trova oltre.
La pallavolo moderna tende a creare schemi d’attacco che costringano il muro avversario a “seguire” tutta la rete: per questo motivo è raro vedere schemi che liberino completamente dall’attacco una zona e sempre per questo motivo, si vedono molti giocatori attaccare ormai da zona 6, piuttosto che da zona 1.

ALCUNI ESEMPI CLASSICI
Chiamata di uno schema “Uno” al centrale e di due palle spinte laterali: questo è il gioco in assoluto più utilizzato nella pallavolo di medio-alto livello e ha lo scopo di cercare di tenere il muro avversario in lettura/assistenza/sovraccarico per poi utilizzare una scelta d’attacco rapida che porti l’attaccante a giocare con muro singolo o scomposto.
Chiamata di uno schema “Sette” al centrale e di due palle spinte laterali: in questo caso si cerca di sbilanciare la linea di muro avversaria verso il proprio posto 4.
A seconda del comportamento del muro avversario, un buon palleggiatore è in grado di scegliere se giocare in zona 4 (esempio: centrale che non segue la tesa e posto 2 in forte assistenza), giocare il primo tempo o la palla dietro (esempio: centrale che segue il primo tempo).
La filosofia di questi schemi offensivi è quindi teoricamente molto semplice: si basa sul soprannumero di attaccanti in rapporto ai giocatori a muro avversari.
Ma poi in pratica è un’altra cosa.
I giocatori di prima linea a muro non possono superare il numero di tre, mentre ogni rotazione offensiva può presentare almeno quattro attaccanti.
Le tattiche consisteranno nel prendere il muro in controtempo, nel creare degli intervalli o dei sovraccarichi grazie a questo soprannumero.
Attraverso questa gestione, il palleggiatore intraprende un “duello” con i centrali avversari di cui l’obiettivo è di leggere ed anticipare la tattica per inibire l’attacco.
Infatti, si affronta il proprio avversario anche competendo con lui sul piano elaborativo:
si cerca cioè di sopraffarlo mettendo in difficoltà, a vari livelli, il suo sistema di elaborazione dell’informazione, ad esempio utilizzando delle finte.
Così, su palloni distanti da rete, per meglio “mascherare” la destinazione finale dell’alzata, è richiesta la frontalità del corpo del palleggiatore verso la zona 4. Salvo poi cambiare all’ultimo la direzioni delle mani. Lo stesso verso la zona 2.

Questo processo di presa di decisione è certamente più lungo e più difficile da acquisire per i giovani palleggiatori.
Infatti, un giovane palleggiatore deve fare esperienza usando tecniche e tattiche semplici, deve imparare a gestire una partita prima, ed un intero torneo dopo, con stabilità emotiva e precisione in gioco.
Ciò richiede molta pazienza ma anche molta applicazione e lavoro al video per automatizzare le prese di informazioni.

 

 

INFORMAZIONE PRIMA DELLA BATTUTA
Il palleggiatore deve acquisire una perfetta padronanza delle differenti opzioni tattiche e delle combinazioni preparate in allenamento sulle differenti rotazioni della propria squadra in contrapposizione a quelle avversarie.
La conoscenza della loro efficacia permette al palleggiatore di gestire la frequenza ed il momento della loro utilizzazione.
Nei momenti cruciali del set e della gara bisogna far ricorso alle combinazioni più efficaci e quindi non renderli troppo prevedibili attraverso un uso smodato durante il gioco.
La varietà in attacco è un elemento determinante della gestione offensiva del palleggiatore.
La conoscenza dei punti forti e dei punti deboli dei propri attaccanti sia dal punto di vista tecnico ma anche sul piano mentale deve influenzare le sue scelte.
Certi attaccanti sono più efficaci in certe situazioni rispetto ad altre. Per esempio, se un ricettore – attaccante ha delle difficoltà ad essere efficace in attacco dopo una ricezione su una battuta corta, si eviterà di utilizzarlo in questa situazione.
Il palleggiatore deve anche comprendere e conoscere le reazioni dei propri attaccanti di fronte alle differenti situazioni che si vengono a presentare in gara. La capacità degli attaccanti di reagire dopo un errore, la loro abilità a gestire i punti importanti, e in maniera più generale la loro attesa in funzione dei loro stati d’animo in un dato momento della gara sono anche dei criteri di scelta da prendere in considerazione.
Inoltre, il palleggiatore deve avere sempre un giocatore di riferimento. Questo giocatore non deve essere necessariamente il più forte ma quello più stabile cioè che fa pochi errori.
Una perfetta conoscenza del sistema di difesa avversario su ciascuna delle loro rotazioni, la posizione e la qualità dei giocatori a muro avversari sono anche essi degli elementi che condizionano la scelta della chiamata dello schema d’attacco.
Più precisamente bisogna prendere in considerazione il sistema tattico del muro e la struttura di muro per ogni rotazione: aperto, chiuso, misto, più debole.

 

 

 

 

 

 

Bisogna conoscere soprattutto le caratteristiche a muro dei centrali: lettura, opzione; seguono il 1°T se spostato o rimangono sul posto; se c’è un lato dove si spostano peggio.
Questi elementi sono il frutto dell’osservazione al video della squadra avversaria. La valutazione della qualità del battitore avversario attraverso una classificazione di tipo semaforico(verde, giallo, rosso) è un’indicazione essenziale.
Più il battitore è efficace più la qualità di ricezione della propria squadra rischia di essere bassa e di conseguenza limitate le possibilità offensive.
Per esempio, la chiamata di una tesa al centro può permettere, anche su una ricezione media, di utilizzare un attacco di 1°T avanti. Ciò non potrebbe verificarsi con una chiamata del 1°T dietro. L’utilizzazione di alcune battute tattiche può trovare una risposta nell’utilizzazione di certi schemi d’attacco. Per esempio con le battute corte sul centrale in posto 2, è preferibile chiamare un 1°T dietro che faciliterà il collegamento ricezione-attacco.

INFORMAZIONE E PRESA DI DECISIONE DURANTE L’AZIONE
Dato che il palleggiatore effettua la chiamata dello schema di attacco prima del servizio dell’avversario, le informazioni sono non situazionali. La scelta dell’opzione offensiva dipende da numerosi parametri spesso collegati gli uni agli altri.
La zona e la qualità della ricezione sono i primi elementi che hanno un loro peso nella realizzazione di una combinazione.
Secondo il piano didattico del palleggiatore proposto dal prof. Pittera, in un corso di aggiornamento di qualche anno fa, si evidenzia che nella/e:
Zona A – Si possono giocare tutti i primi tempi (1°T)
Zona B – Solo il 25% dei primi tempi possono essere giocati
Zone C-D-E-F-G-H – I secondi tempi possono essere giocati sempre + 3°T

 

 

Una volta raggiunta la zona d’alzata, il palleggiatore deve mettere insieme le informazioni. Dapprima sulla propria squadra per sapere chi è in posizione e chi non lo è per poter attaccare.
Ma osservare anche, se può, la posizione del muro avversario e più precisamente quella del giocatore a muro centrale. Ciò avviene utilizzando la visione periferica.
Pochissimi palleggiatori sono capaci sistematicamente di prendere questo genere di informazione e tutte le situazioni di gioco non lo permettono.
Non si tratta, quando ciò è possibile, di prevedere l’intervento del giocatore a muro ma piuttosto di comprendere, attraverso il suo posizionamento o riposizionamento, su quale azione avrà difficoltà ad intervenire.
Per esempio, prendiamo il caso di una combinazione basata su una tesa al centro.
Se il centrale resta al centro rete, sarà sicuramente in difficoltà ad intervenire su quel tipo di palla. In caso contrario, se si sposta per posizionarsi sulla tesa o su un 1°T spostato lungo la rete, di sicuro sarà in ritardo oppure non arriverà ad intervenire sull’attaccante di posto 2.
Ad altissimo livello, la tesa non viene più usata per liberare il giocatore di posto 2. Tatticamente viene combinata la 7 + la super in 4. Si giocano queste due palle perché tecnicamente sono molto simili.
In questo modo il centrale avversario a muro farà fatica a leggere la tipologia di alzata. Questo genere di osservazione ha la sua utilità solamente nel caso di una ricezione che permette di utilizzare i primi tempi. In tutti gli altri casi, solamente la qualità dell’alzata cioè la precisione ha una reale importanza.
Come già detto in precedenza, il posizionamento del palleggiatore sotto la palla prima di effettuare l’alzata permette di evitare che il muro avversario legga molto facilmente le sue scelte.
Questo posizionamento anticipato facilita la presa d’informazione del palleggiatore.
Arrivare a prendere questo genere d’informazione, in un tempo relativamente breve, richiede molta esperienza da parte del palleggiatore.
Talvolta si tratta più di una sensazione che di una reale visione della situazione.
Il giocatore, inoltre deve mantenere un’elevata efficacia nell’esecuzione delle azioni per tutta la durata della partita, fino al suo termine.
E ciò è abbastanza difficile in quanto è direttamente proporzionale alla complessità del carico di lavoro, la quale può generare delle interferenze di tipo elaborativo.

LA VALUTAZIONE DOPO L’AZIONE
La valutazione della scelta non è necessariamente legata all’esito positivo o negativo dell’attacco. Il punto ottenuto può essere dovuto alla bravura dell’attaccante che abbia saputo ben gestire un’alzata non ottimale oppure al contrario, in caso di errore, per merito del muro.
Si potrebbe valutare la qualità dell’alzata cioè la precisione però in pratica è molto complicato, poiché sarebbero necessari due osservatori, uno posizionato in fondo al campo che valuta la distanza dell’alzata rispetto alle astine, e un altro posizionato lateralmente al campo per valutare la distanza dell’alzata rispetto alla rete.
Essere capace di valutare la qualità dell’alzata o della scelta fatta implica della lucidità da parte del palleggiatore.
Se è lucido, sarà capace di correggere e di modificare la successiva alzata.
Lo svolgimento e le scelte degli avversari in funzione dello schema chiamato, dell’attaccante utilizzato in rapporto alla zona e alla qualità della ricezione sono delle informazioni che il palleggiatore deve integrare.
In effetti, queste situazioni si ripetono spesso nel corso della gara e se il palleggiatore conosce la risposta dell’avversario ad un tipo di situazione, potrà fare delle buone scelte.
Ma la presa di queste osservazioni dopo l’azione richiede da parte del palleggiatore un certo distacco per quanto riguarda l’euforia o il nervosismo.
Infatti il palleggiatore perde di vista l’essenziale se la prima reazione è di manifestare la propria gioia, la delusione oppure la collera di fronte ad una decisione arbitrale.
Quindi bisogna restare lucidi.
Per questo motivo si evita di nominare capitano il palleggiatore, che ha già molte altre responsabilità.

CONCLUSIONE
In definitiva si può dire che il palleggiatore è il giocatore più importante nella struttura di una squadra di pallavolo, dato che l’efficienza e la qualità dell’attacco sono da attribuire per buona parte a questo giocatore. Infatti quando si esprime ad un livello soddisfacente e costante, dà alla squadra la stabilità e la fiducia necessaria per ottenere un potenziale risultato.