REAGIRE O ANTICIPARE

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Dedicato…

Quel mio personale modo di dire “non subire la palla” ridicolizzato da qualche mente eccelsa del volley nostrano.

Mettere il vincolo temporale (es. non trattenere la palla) come dato fondamentale del gioco porta a differenziare i livelli di risposta a questo vincolo. Possiamo quindi osservare una varietà di comportamenti, che si differenzia in modo sostanziale tra il principiante e il giocatore più esperto.

Tali diversi comportamenti sono divisibili in due poli estremi tra di loro:

Giocare di reazione  (da me comunemente detto “ subire la palla ”) e cioè quando ad una azione avversaria (nel “durante”), si risponde all’ultimo istante tentando in qualche modo una risposta positiva.

Giocare d’anticipo ( da me comunemente detto “non subire la palla”) e cioè quando si prevede (azione visiva nel “prima”) un’azione avversaria, contrapponendo in anticipo una migliore situazione per una efficace positiva risposta.

 

Nel primo caso: giocare di reazione, il comportamento del giocatore è caratterizzato dall’ignorare i segnali delle traiettorie come segnali determinanti nell’organizzazione dell’azione contraria sia essa di ricezione, di difesa, ma anche d’attacco.

Il colpo o il movimento dell’avversario non lo riguarda e non provoca la ricerca per una mirata risposta. Il giocatore è quindi come spettatore dell’azione.

Qualora eventualmente avvenisse nel suo spazio, riconducibile esclusivamente alla sua figura, una reazione istintiva chiaramente del “dopo“, verrebbe descritta dai più, come azione esplosiva e quindi avrebbe addirittura caratteristiche di spettacolarità.

Chi però è preposto all’insegnamento e all’allenamento della pallavolo sa esattamente che i colpi “esplosivi” incontrollati sono spesso attribuibili a un “errore tecnico”, causato principalmente dalla carenza nella valutazione: delle traiettorie, della velocità della palla, del proprio orientamento e posizionamento, degli spostamenti e non meno importante della compensazione improvvisa del ritardo.

Sviluppare un gioco che abbia qualche valenza sorprendente per l’avversario in queste condizioni, è soltanto rinforzare quelle modalità di compensazione, senza mai risolvere il problema in modo soddisfacente.

Nel secondo caso: giocare d’anticipo, già dall’inizio di ogni azione il giocatore è in grado di organizzarsi assumendo posture favorevoli e facendo scattare quell’attività mentale di osservazione, concentrazione e previsione che sono gli imput determinanti per qualunque preventivo rapido spostamento.

Quando allenandolo viene raggiunto questo livello, la tecnica di ricezione, difesa, copertura e attacco può svilupparsi in modo molto favorevole.

Nello specifico, il giocatore a livello individuale è in grado di valutare la sua posizione in campo, le caratteristiche dell’avversario e contemporaneamente di ridurre in se le incertezze, muovendosi valutando ogni probabilità e quindi reagendo in modo ancora più veloce e preciso in anticipo.

Successivamente nel gioco di squadra ad esempio, determinare molto presto chi e come ricevere le traiettorie dell’avversario al servizio, permette di proiettarsi immediatamente nella fase del “dopo” sia essa di supporto come la copertura o di costruzione e attacco.

ANTICIPARE QUINDI È ESSERE SEMPRE IN VANTAGGIO RISPETTO AD EVENTI FUTURI CREANDO “IN ANTICIPO” SITUAZIONI FAVOREVOLI.

Specializzare i giocatori a disposizione a seconda delle loro caratteristiche peculiari è l’unico modo per rispondere alla complessa velocità del volley.

Così facendo si possono immaginare e studiare ipotesi e situazioni di gioco specifiche da risolvere nell’ambito di squadra condividendo quella lettura di informazioni che risultano essere sempre collegate tra di loro.

Di solito si sente dire che a basso livello la specializzazione sarebbe azzardata; Credo però che nella realtà almeno una specializzazione parziale sia necessaria, in quanto certamente semplificherebbe il gioco limitandone le incertezze nelle decisioni d’intervento, proponendo così una crescita tattica personale.